La delusione

15 Marzo 2007 2 commenti

Io non mi permetterei mai di impedire ad un mio simile di svilupparsi, di progredire, di migliorare, anche di peggiorare, di sbagliare, di correggersi, di continuare a sbagliare e ricorreggersi, di invecchiare, di imparare, di sperare, di allontanarsi da me, di avvicinarsi a qualcun’altro.
Insomma, non impedirei mai ad un essere umano di sentirsi limitato, per qualche motivo, a causa delle mie azioni, dei miei pensieri, delle mie volontà.
In questa cornice di rispetto totale, per il prossimo generalizzato, trovo il senso più profondo della nostra esistenza in questo pianeta, che a furia di ruotare s’è raffreddato ed ha permesso che nascessimo.
Eppure, se ben guardate, ed ormai la misura è colma, tutto ciò che i nostri governanti fanno è impedire al prossimo di svilupparsi, di progredire, di migliorare, di peggiorare, di sbagliare, di correggers, di continuare a sbagliare, di allontanarsi da loro, di avvicinarsi a qualcun’altro.
Ci limitano nella’arrotondarsi; le loro azioni ad altro non servono che a preservare intatti il loro diritto a parlare ed a scrivere, ed a permettere che tale diritto si situi in una dimensione assolutamente irrisolvente.
Parlano, scrivono, e nulla risolvono.
L’argomento, che parrebbe essere banale, vuole invece staccarsi dal tono tipicamente disperato dell’italiano invidioso dei benefici altrui, per avvicinarsi, e qui il tono si fa davvero più triste, alla consapevolezza che inutile è lamentarsi, inutile è progredire, inutile è anche migliorare, peggiorare, sbagliare, correggersi, invecchiare e financo morire.
E’ inutile tutto in sostanza.
E ci resta solo questo blando, pallido, itterico diritto a questa crocetta, ogni tanto, in un foglio preparato da qualcuno.
All fine si ottiene questo: “costringi” una persona a scegliere tra un pneumatico bucato ed uno perforato, oppure digli di scegliere tra una batteria scarica ed una esausta, tra un fuoco che si spegne e delle ceneri solo poco poco calde.
La differenza non è minima: è inesistente.
La delusione è la mia firma.
Che fai fai scegliere agli altri? Non scegli?
Sono tutti sepolcri imbiancati questi stronzi. Dovremmo deciderci di mandarli a casa, per sempre, tutti.

il mio culo

14 Marzo 2007 1 commento

sa essere più eloquente di un oratore in piazza.
quando si muove, con un incedere che non lascia adito a dubbi lo fa con estrema eleganza e senza lasciar traccia di se.
eppure di lui si parla, come se fosse un leit motiv di una feconda commedia d’arte drammatica.
Senza culo non saprei dove andare, né come andarci.
Forse non si pensa spesso al perchè abbiamo un culo.

Lettera aperta al Presidente Bertinotti

12 Marzo 2007 Nessun commento

da parte di un cittadino che ama tanto l’Italia da volerla quasi abbandonare

Salve Presidente Bertinotti.
Sono un cittadino italiano, più precisamente Sardo. Un giovane ingegnere del 1976 e Le scrivo da Sassari.
Ho un lavoro, autonomo!, ed uno part-time (per maturare esperienza) in un Ente Pubblico (un Comune, con la mansione di Istruttore direttivo Tecnico). Lei dirà: fortunato! Ma io voglio parlare di sogni con lei, Presidente, non di sbarcare il lunario: ma non sogni facenti parte di una dimensione squisitamente onirica o utopica, solo sogni realizzabili, realtà costruibili. Stendo, chiaramente, un velo pietoso sulla retribuzione del lavoro dipendente e sulla difficoltà di emergere (si fosse anche dei geni colpiti da attacco perenne di stakanovismo) di quello autonomo.
Le scrivo con il cuore aperto, veramente. E con la speranza, forse illusoria, ma forte, che a leggere queste righe ci sia veramente Lei e non qualcun’altro.
Non perchè mi fidi poco della capacità dei suoi collaboratori, né perchè penso che il mio sia il messaggio più importante che Lei, Presidente, possa mai ricevere. Ma solo perchè se così fosse si sarebbe davvero creato, anche solo per il tempo strettamente necessario alla Sua lettura, un ponte tra il cittadino e l’Istituzione: che io rispettavo, Presidente, e che ora, pian piano, mi dà nausea ed allergia.
Glielo dico subito: io non ho votato il suo partito. Né durante l’ultima tornata elettorale, né la volta precedente.
Alle ultime elezioni facevo parte della schiera del grande partito degli indecisi: ed alla fine ho propeso per la Sua coalizione: ma, diciamocelo: queste elezioni non le ha vinte nessuno: smania di continuare a dire ?facciamo questo e questo altro tanto questi fessi (gli elettori) credono alle nostre parole (dei politici)??
Scrivo a lei, però, perchè a titolo personale La considero l’unica persona degna del mio tempo. Una fra le poche persone serie (che come sempre nulla possono fare, amarezza!)in questo bieco mondo di poltroncine rosse vellutate dove i più (deputati e senatori) disprezzano i cittadini italiani: non si spiegano altrimenti l’egoismo, la cieca ambizione personale, l’irresponsabilità, l’apparire come maiali che frugano con il muso nel trogolo schiacciando i più piccoli, di molti Suoi Colleghi.
Attenzione, Signor Presidente, non ne faccio un discorso di fazione politica, né, tanto meno, voglio che nelle mie righe traspaia il classico ed ormai banale tono del “cittadino ingannato” che si lamenta aprioristicamente dei politici.
Però, Presidente, la misura è francamente colma.
Le scrivo in un afflato di conscia disperazione ed, insieme, di fragrante pessimismo. Ed in preda ad un?enorme e travolgente tristezza.
Ho passato i primi 6 anni della mia vita a sviluppare il mio scheletro, i miei tessuti, le connessioni cerebrali e così via; i successivi 24 sui libri. E non ho neanche l?ombra della scoliosi. Ma perbacco se ho fatto sacrifici! E? arrivata la laurea e tra un libro di ingegneria e l?altro, ingollando, nel frattempo, i bocconi amari delle prese di coscienza delle affatto ?magnifiche sorti e progressive? di questa nostra Italia, mi sono appassionato alla politica ed anche ai suoi, ben spesso sporchi, giochi. Poi è arrivato il disamore. E poi, nuovamente, l?innamoramento. Questo per una mia intrinseca quantità di ottimismo, per una certa propensione all?idea che a seminare e a seminare prima o poi si raccoglie qualcosa. Ho creduto in voi, Presidente. In tutti Voi. Poi l?amore è finito. E non so se ritornerà.
Nei vostri discorsi, nei vostri scritti. Sempre ci ho creduto. Nei vostri progetti, che dovevano essere il nostro futuro, il Vostro presente: ed invece si sono dimostrate, as usual, solo parole.
Ora mi rivolgo a Lei, che ritengo essere il mio Presidente, con un tono accorato ed insieme irritato, per esprimerLe tutta la morte della mia passione. E la voglia sempre minore di continuare a passare i Miei minuti, le Mie ore, le Mie passioni, a condividere i Miei sacrifici e le Mie Rinunce, in questa Italia distrutta dalla smania di potere mista ad incoscienza. Ma, ancor più grave, al diabolico perseverare in questa cieca ed obnubilata pazzia.
Le pare possibile, Presidente, che un giovane di belle speranze come io mi ritengo, ?studiato?, interessato alla vita, con ben DUE lavori, convivente, con due famiglie ad amorevole supporto e con tutti i benefici che questi aspetti parrebbero palesare, si rivolga alla terza Carica della Nazione con un carico così nero di pessimismo, e con un ardire così tanto irrispettoso?
Non sarà che sono troppo sognatore e che a furia di sognare un’Italia come molti italiani la meriterebbero, son diventato un cattivo esempio di fair play e inginocchiata e maleducata rassegnazione?
Caro Presidente Bertinotti: so che Lei conosce l?utopia e che, come me, spesso l’ha cullata come una propria figlia. So anche, almeno per ragionamento riflesso, che lei crede nei sogni anche se sa benissimo che molti di quelli che condivide con me (e con tanti di Noi) sono perlopiù irrealizzabili. Eppure, insisto, non è a questi sogni che sto facendo riferimento. Purtroppo.
Io sogno ?terra-terra?: che si applichino le leggi, che si creda nei giovani, che si combatta perché la si smetta, Voi tutti, una volta per sempre, di fare solo parole, di dare aria alla bocca mentre la barca va alla deriva, che si rispettino i desideri di tutti, per primi quelli delle minoranze che nulla chiedono se non di veder riconosciuti i propri diritti e le proprie prerogative.
Il rispetto, Presidente, nulla di più.
Io amavo l?Italia. L?amavo anche l?anno scorso, quando ho cominciato a trasferirmi, con la mia compagna, in una casa tutta per noi (chiaramente dataci a titolo gratuito dai genitori dacché é pura utopia, come il salario minimo garantito, l?ipotesi che un giovane possa, oggi, comprare casa, fosse anche un mezzolocale). Ho assunto impegni economici, pago i mobili Presidente, l?acqua, la luce, il gas, il telefono, la spazzatura, il canone rai, le tasse, la previdenza professionale, i vestiti, la benzina, le assicurazioni? e proseguirei ad libitum? Ho avuto una fortuna enorme: molta di più di quella che tanti miei amici, coetanei, giovani come me non hanno ancora avuto: due famiglie con qualche possibilità economica, con tanto amore da dare e con fortuna e voglia di lavorare. E non appena tutto ciò pare realmente concretizzarsi viene meno il mio amore per la mia Nazione, viene meno la voglia di continuare a stare qui. E viene la voglia, davvero, di fare i classici ?bagagli e bagaglini? e mandarvi tutti in malora. Perdonerà, mi auguro, queste mie effervescenze verbali: sono una persona estremamente rispettosa ed educata (e mi chiedo come ciò sia stato possibile e come tuttora riesca per la maggior parte del tempo ad esserlo). Talvolta però, anche dialetticamente, il tono si fa più convincente solo utilizzando certe ?finezze? linguistiche.
Io so che lei ha un cuore giovane. Perdonerà la mia irriverenza.
Ma davvero, Presidente, non c?è più nulla da fare? Davvero siamo condannati a prender fiato con il solo naso fuori dalla linea di galleggiamento mentre tutto il corpo soffre? Davvero dobbiamo avere a nausea i dipendenti statali che abbiamo votato perchè ci rappresentassero e legiferassero per migliorare l’Italia e il Mondo? Davvero non riuscite a mettere in croce due o tre provvedimenti che, la faccio semplice Presidente, ci facciano almeno intuire che stiamo uscendo dalla melma nella quale con così poca responsabilità ci avete sbattuto?
Non ce l?ho con lei, Presidente, me la prendo con lei in senso lato e gliene scrivo come farebbe un fedele in confessionale al prete, un figlio con il padre, e perché lei, volente o nolente, pur non potendo fare Politica attiva durante questo suo incarico istituzionale, rappresenta la Nazione.
Il tono di questa mia lettera, che comincia ad esser fin troppo lunga e parrebbe del tutto personale, vuole invece essere coinvolgente. Vorrebbe dire e parlare per tutti.
Alcuni amici invece mi dicono che non è così: a molti, oggi, in Italia, le cose van bene così. L’italia gira a tante velocità diverse, ma a far da battistrada sono le mentalità assurde, paradossali ed egoiste di chi non riesce, pur essendone felice, a vedere un metro oltre il proprio naso.
Interessi personali, peraltro legittimi, ne ho anche io e pure lei Presidente, che diventano il senso politico e l’unico senso dell’agire collettivo. Ambizioni di arricchimento (anche queste legittime) che prudono e fanno a cazzotti con i più acclarati criteri e le più corrette modalità di comportamento. Le più intelligenti. Io sono dentro il sistema, conosco alcune leggi che “vorrebbero” regolamentare alcuni settori: norme, codici, commi, codicilli, parole sante, lettere a formar parole che a nulla servono. Troviamo sempre la scappatoia sa Presidente?
Perchè non si riesce a trovare dei giovani che hanno voglia di cambiare? Lo sa? Io si. Perchè tutti noi siamo fatti con lo stampo: “perchè cambiare se le cose a me son sempre andate bene così?”.
Lei, Presidente: io la reputo una persona di coraggio sublime, di irreprensibilità etica e morale acclarate, di grandi intelligenza e sensibilità, con rispetto per le norme, per la vita, per l’uomo.
Si attorni di persone come lei. Le scovi perdio!
Guardi che, anche se nascoste per ovvi motivi di disperazione e senso di frustrata rassegnazione, ci siamo. Anche se non abbiamo fatto parte, e forse è un vantaggio che sarebbe ora di sfruttare, di alcuna formazione, partito o segreteria politica.
Guardi che ci siamo!
Le sto scrivendo dopo averla vista da Fazio, a “che tempo che fa”, ben sdraiato sul divano che ho pagato coi soldi lavorati da me. Mi affascina in lei l’acume dialettico, la capacità di scovare dentro l’attuale per coglierne gli aspetti che esulano dall’immediato, la si dovrebbe chiamare lungimiranza. Ebbene Le invidio questa e tante altre capacità: le sfrutti Presidente. Come posso aiutarla? Come posso, nel mio piccolissimo, darle una mano?
Ho evitato di entrare in dettagli particolari, in questioni che sono alla base del mio malessere, per non annoiarla oltre e perchè, lo capirà da sè, sono lì, sulla scrivania, ben poggiate ed in vista. Non occorre mica ribadirle. I DICO… che sarà mai, voi li avete da 15 anni… i portaborse in nero…che sarà…mai, figurarsi se un italiano si scandalizza più. Vede…se continuo rischio di banalizzare questo mio messaggio… perciò evito accontentandomi di aver enumerato solo due fesserie, due inezie in confronto a cose ben più importanti.
La esorto e La prego, Presidente, legga questo mio messaggio, si metta in contatto con me. Non voglio essere nessuno. Niente di più che un cittadino italiano che vuole sentirsi italiano.
E’ la prima volta che mi rivolgo ad un Politico. L’unico che, nonostante per molti aspetti non la pensa come me, reputo capace di leggere queste righe e non buttarle nello scarico.
Sentitamente
Michele Fois

ho perso la memoria, meno male avevo salvato tutto nella penna

16 Settembre 2005 4 commenti


buona sera,
cerco di ricordare come mai scrivevo tutte queste cose in questo blog.

Torno, ogni tanto

6 Agosto 2005 2 commenti


Questo topos mi ha saturato tempo fa, assorbiva energie mentali e psicofisiche; lontano da questo ambiente, al quale dedicai tempo e che mi deluse ho trovato come sviluppare il mio essere con attività diverse.
Poichè questa….la bloggistica fine a se stessa intendo, non stava più dando i giusti stimoli, nè tantomeno gli auspicati sviluppi.
Ebbene si, ho cominciato a lavorare, a sudare due spicci da mettere su salvadanai con ABI e CAB. Spicci davvero, ma le ore dedicate al lavoro sono comunque tante. Ho lasciato, abbandonato, evitato, allontanato, molti di voi…. i pochi che mi leggevano e i pochissimi che mi commentavano. Forse troppo enigmatico, forse troppo impaurito, forse anche noioso.
Occorre ammetterlo talvolta no?
Mi sono rifugiato nelle immagini, nelle foto. Vi ho studiato sopra, prefigurandomi anima e corpo “appendicitato” di macchina fotografica. E la scrittura, grafismo intesa, è passata in secondo piano.
Quando vuoi raccontare scrivi dicono. Quando vuoi parlare parla. Quando vuoi tutto prova a creare immagini mi son detto.
Fatalmente, ora, mi è tornata la voglia di rimettermi qui dentro.
Vi ringrazierò per il passaggio, se me ne darete qualcuno.
Intanto godetevi il mio nuovo aspetto.

Vergogna

7 Marzo 2005 4 commenti

I rapitori non sono nemici.
Chiamali amici allora.
Comincia con la tua propaganda.

:::La mia volta:::

29 Ottobre 2004 7 commenti


A volte vi si accenderà il desiderio di scrivere una cosa che vi sta a cuore, ahivoi, così confusa nella mente, frammentaria, inesatta da lasciarvi insoddisfatti e più confusi della cosa stessa.

Allora vi accadrà di spremere con vigore le meningi, sforzare la concentrazione con tenacia e chiedere alla vostra arte quel che non può. E certo un buon risultato, proporzionalmente alla vostra fatica, pure lo otterrete.
La soddisfazione del vostro probo lavoro allora sovrasterà l’insoddisfazione dello scarso risultato e paghi rileggerete tutto con scarso zelo critico per pubblicarlo.

Oppure una volta penserete che non è il caso di cimentarvi in questo sforzo sovrumano: consci della vostra momentanea impotenza rimanderete le fatiche a migliore momento. Per considerare infine che tentando in simili condizioni compromettereste per sempre lo sviluppo di quelle confuse idee che vi balenano, vi ingannano, vi tormentano l’animo.

E per una volta, una volta soltanto, lascerete sul foglio soltanto uno scarabocchio… e nient’altro.
Ecco! Questa è la mia volta.

Poteva esserlo

27 Ottobre 2004 1 commento

Onestamente non ne ho più voglia.
Non è il caso di insistere quando non è proprio il CASO.
Di insistere.
Inizialmente poteva essere una cosa interessante.

Ecce Cazzo

20 Ottobre 2004 1 commento


Colpito e affondato.
Mi trovavo in C13, in rada, calata la bandiera, l’ancora ancora sott’acqua.
Palpebre calanti e sovrumano sforzo per riuscire a tenerle aperte.
Ma spesso ci si stanca, senza far nulla.
Quando però ci si stanca per il tanto camminare, o per la fatica di un giorno di lavoro (è inutile che ridete) allora il sonno è liberatorio, catartico, onnipotente.
E non c’è Tv che tenga.
Schiacci gli occhiali, il telecomando e il cellulare.
Le ultime due sono le appendici agli arti dell’uomo del terzo millennio.
Salame ungherese e crema di formaggio, latta di cocacola.
Ho visto Giampaolo e uno che mi ha detto: ma sei il ragazzo di G.?
Ed io: perchè, scusi, lei è l’amante?
Scherzo.
E’ un suo vicino, e mi vede spesso nei dintorni del suo domicilio.
Controllato anche dagli sconosciuti.
O soprattutto da loro?
Stamattina mi hanno rubato, in cantiere, un pacco di sigarette.
Poggiate un attimo su un blocchetto!
Maledetti.
Stavo per chiamare tutti i manovali e ucciderne venti: uno per una sigaretta, a meno che, entro cinque minuti, il carpentiere ladro non si fosse fatto vivo. Poi ho scelto una vendetta molto più sottile: Ho manomesso l’impianto di terra così da far morire folgorato il primo manovale che tocca la betoniera.
Scherzo, ovviamente.
Ma sono andato via senza le sigarette.
Meno male, verso l’uscita, il contrappasso del manovale mi ha fatto vincere: c’era un pacchetto di sigarette semipieno (il mio era pieno) con annesso accendino: rubati entrambi.
Echeccazzo!
Tre padre nostri, due avemarie, ungloriaalpadreealfiglioeallospiritosanto.

la furbizia psicologica del 0.99

16 Ottobre 2004 4 commenti

tutto a 0.99 euro.
che non è un euro.
ma 99 centesimi
chi volete prendere per il culo?