da parte di un cittadino che ama tanto l’Italia da volerla quasi abbandonare
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Salve Presidente Bertinotti.
Sono un cittadino italiano, più precisamente Sardo. Un giovane ingegnere del 1976 e Le scrivo da Sassari.
Ho un lavoro, autonomo!, ed uno part-time (per maturare esperienza) in un Ente Pubblico (un Comune, con la mansione di Istruttore direttivo Tecnico). Lei dirà: fortunato! Ma io voglio parlare di sogni con lei, Presidente, non di sbarcare il lunario: ma non sogni facenti parte di una dimensione squisitamente onirica o utopica, solo sogni realizzabili, realtà costruibili. Stendo, chiaramente, un velo pietoso sulla retribuzione del lavoro dipendente e sulla difficoltà di emergere (si fosse anche dei geni colpiti da attacco perenne di stakanovismo) di quello autonomo.
Le scrivo con il cuore aperto, veramente. E con la speranza, forse illusoria, ma forte, che a leggere queste righe ci sia veramente Lei e non qualcun’altro.
Non perchè mi fidi poco della capacità dei suoi collaboratori, né perchè penso che il mio sia il messaggio più importante che Lei, Presidente, possa mai ricevere. Ma solo perchè se così fosse si sarebbe davvero creato, anche solo per il tempo strettamente necessario alla Sua lettura, un ponte tra il cittadino e l’Istituzione: che io rispettavo, Presidente, e che ora, pian piano, mi dà nausea ed allergia.
Glielo dico subito: io non ho votato il suo partito. Né durante l’ultima tornata elettorale, né la volta precedente.
Alle ultime elezioni facevo parte della schiera del grande partito degli indecisi: ed alla fine ho propeso per la Sua coalizione: ma, diciamocelo: queste elezioni non le ha vinte nessuno: smania di continuare a dire ?facciamo questo e questo altro tanto questi fessi (gli elettori) credono alle nostre parole (dei politici)??
Scrivo a lei, però, perchè a titolo personale La considero l’unica persona degna del mio tempo. Una fra le poche persone serie (che come sempre nulla possono fare, amarezza!)in questo bieco mondo di poltroncine rosse vellutate dove i più (deputati e senatori) disprezzano i cittadini italiani: non si spiegano altrimenti l’egoismo, la cieca ambizione personale, l’irresponsabilità, l’apparire come maiali che frugano con il muso nel trogolo schiacciando i più piccoli, di molti Suoi Colleghi.
Attenzione, Signor Presidente, non ne faccio un discorso di fazione politica, né, tanto meno, voglio che nelle mie righe traspaia il classico ed ormai banale tono del “cittadino ingannato” che si lamenta aprioristicamente dei politici.
Però, Presidente, la misura è francamente colma.
Le scrivo in un afflato di conscia disperazione ed, insieme, di fragrante pessimismo. Ed in preda ad un?enorme e travolgente tristezza.
Ho passato i primi 6 anni della mia vita a sviluppare il mio scheletro, i miei tessuti, le connessioni cerebrali e così via; i successivi 24 sui libri. E non ho neanche l?ombra della scoliosi. Ma perbacco se ho fatto sacrifici! E? arrivata la laurea e tra un libro di ingegneria e l?altro, ingollando, nel frattempo, i bocconi amari delle prese di coscienza delle affatto ?magnifiche sorti e progressive? di questa nostra Italia, mi sono appassionato alla politica ed anche ai suoi, ben spesso sporchi, giochi. Poi è arrivato il disamore. E poi, nuovamente, l?innamoramento. Questo per una mia intrinseca quantità di ottimismo, per una certa propensione all?idea che a seminare e a seminare prima o poi si raccoglie qualcosa. Ho creduto in voi, Presidente. In tutti Voi. Poi l?amore è finito. E non so se ritornerà.
Nei vostri discorsi, nei vostri scritti. Sempre ci ho creduto. Nei vostri progetti, che dovevano essere il nostro futuro, il Vostro presente: ed invece si sono dimostrate, as usual, solo parole.
Ora mi rivolgo a Lei, che ritengo essere il mio Presidente, con un tono accorato ed insieme irritato, per esprimerLe tutta la morte della mia passione. E la voglia sempre minore di continuare a passare i Miei minuti, le Mie ore, le Mie passioni, a condividere i Miei sacrifici e le Mie Rinunce, in questa Italia distrutta dalla smania di potere mista ad incoscienza. Ma, ancor più grave, al diabolico perseverare in questa cieca ed obnubilata pazzia.
Le pare possibile, Presidente, che un giovane di belle speranze come io mi ritengo, ?studiato?, interessato alla vita, con ben DUE lavori, convivente, con due famiglie ad amorevole supporto e con tutti i benefici che questi aspetti parrebbero palesare, si rivolga alla terza Carica della Nazione con un carico così nero di pessimismo, e con un ardire così tanto irrispettoso?
Non sarà che sono troppo sognatore e che a furia di sognare un’Italia come molti italiani la meriterebbero, son diventato un cattivo esempio di fair play e inginocchiata e maleducata rassegnazione?
Caro Presidente Bertinotti: so che Lei conosce l?utopia e che, come me, spesso l’ha cullata come una propria figlia. So anche, almeno per ragionamento riflesso, che lei crede nei sogni anche se sa benissimo che molti di quelli che condivide con me (e con tanti di Noi) sono perlopiù irrealizzabili. Eppure, insisto, non è a questi sogni che sto facendo riferimento. Purtroppo.
Io sogno ?terra-terra?: che si applichino le leggi, che si creda nei giovani, che si combatta perché la si smetta, Voi tutti, una volta per sempre, di fare solo parole, di dare aria alla bocca mentre la barca va alla deriva, che si rispettino i desideri di tutti, per primi quelli delle minoranze che nulla chiedono se non di veder riconosciuti i propri diritti e le proprie prerogative.
Il rispetto, Presidente, nulla di più.
Io amavo l?Italia. L?amavo anche l?anno scorso, quando ho cominciato a trasferirmi, con la mia compagna, in una casa tutta per noi (chiaramente dataci a titolo gratuito dai genitori dacché é pura utopia, come il salario minimo garantito, l?ipotesi che un giovane possa, oggi, comprare casa, fosse anche un mezzolocale). Ho assunto impegni economici, pago i mobili Presidente, l?acqua, la luce, il gas, il telefono, la spazzatura, il canone rai, le tasse, la previdenza professionale, i vestiti, la benzina, le assicurazioni? e proseguirei ad libitum? Ho avuto una fortuna enorme: molta di più di quella che tanti miei amici, coetanei, giovani come me non hanno ancora avuto: due famiglie con qualche possibilità economica, con tanto amore da dare e con fortuna e voglia di lavorare. E non appena tutto ciò pare realmente concretizzarsi viene meno il mio amore per la mia Nazione, viene meno la voglia di continuare a stare qui. E viene la voglia, davvero, di fare i classici ?bagagli e bagaglini? e mandarvi tutti in malora. Perdonerà, mi auguro, queste mie effervescenze verbali: sono una persona estremamente rispettosa ed educata (e mi chiedo come ciò sia stato possibile e come tuttora riesca per la maggior parte del tempo ad esserlo). Talvolta però, anche dialetticamente, il tono si fa più convincente solo utilizzando certe ?finezze? linguistiche.
Io so che lei ha un cuore giovane. Perdonerà la mia irriverenza.
Ma davvero, Presidente, non c?è più nulla da fare? Davvero siamo condannati a prender fiato con il solo naso fuori dalla linea di galleggiamento mentre tutto il corpo soffre? Davvero dobbiamo avere a nausea i dipendenti statali che abbiamo votato perchè ci rappresentassero e legiferassero per migliorare l’Italia e il Mondo? Davvero non riuscite a mettere in croce due o tre provvedimenti che, la faccio semplice Presidente, ci facciano almeno intuire che stiamo uscendo dalla melma nella quale con così poca responsabilità ci avete sbattuto?
Non ce l?ho con lei, Presidente, me la prendo con lei in senso lato e gliene scrivo come farebbe un fedele in confessionale al prete, un figlio con il padre, e perché lei, volente o nolente, pur non potendo fare Politica attiva durante questo suo incarico istituzionale, rappresenta la Nazione.
Il tono di questa mia lettera, che comincia ad esser fin troppo lunga e parrebbe del tutto personale, vuole invece essere coinvolgente. Vorrebbe dire e parlare per tutti.
Alcuni amici invece mi dicono che non è così: a molti, oggi, in Italia, le cose van bene così. L’italia gira a tante velocità diverse, ma a far da battistrada sono le mentalità assurde, paradossali ed egoiste di chi non riesce, pur essendone felice, a vedere un metro oltre il proprio naso.
Interessi personali, peraltro legittimi, ne ho anche io e pure lei Presidente, che diventano il senso politico e l’unico senso dell’agire collettivo. Ambizioni di arricchimento (anche queste legittime) che prudono e fanno a cazzotti con i più acclarati criteri e le più corrette modalità di comportamento. Le più intelligenti. Io sono dentro il sistema, conosco alcune leggi che “vorrebbero” regolamentare alcuni settori: norme, codici, commi, codicilli, parole sante, lettere a formar parole che a nulla servono. Troviamo sempre la scappatoia sa Presidente?
Perchè non si riesce a trovare dei giovani che hanno voglia di cambiare? Lo sa? Io si. Perchè tutti noi siamo fatti con lo stampo: “perchè cambiare se le cose a me son sempre andate bene così?”.
Lei, Presidente: io la reputo una persona di coraggio sublime, di irreprensibilità etica e morale acclarate, di grandi intelligenza e sensibilità, con rispetto per le norme, per la vita, per l’uomo.
Si attorni di persone come lei. Le scovi perdio!
Guardi che, anche se nascoste per ovvi motivi di disperazione e senso di frustrata rassegnazione, ci siamo. Anche se non abbiamo fatto parte, e forse è un vantaggio che sarebbe ora di sfruttare, di alcuna formazione, partito o segreteria politica.
Guardi che ci siamo!
Le sto scrivendo dopo averla vista da Fazio, a “che tempo che fa”, ben sdraiato sul divano che ho pagato coi soldi lavorati da me. Mi affascina in lei l’acume dialettico, la capacità di scovare dentro l’attuale per coglierne gli aspetti che esulano dall’immediato, la si dovrebbe chiamare lungimiranza. Ebbene Le invidio questa e tante altre capacità: le sfrutti Presidente. Come posso aiutarla? Come posso, nel mio piccolissimo, darle una mano?
Ho evitato di entrare in dettagli particolari, in questioni che sono alla base del mio malessere, per non annoiarla oltre e perchè, lo capirà da sè, sono lì, sulla scrivania, ben poggiate ed in vista. Non occorre mica ribadirle. I DICO… che sarà mai, voi li avete da 15 anni… i portaborse in nero…che sarà…mai, figurarsi se un italiano si scandalizza più. Vede…se continuo rischio di banalizzare questo mio messaggio… perciò evito accontentandomi di aver enumerato solo due fesserie, due inezie in confronto a cose ben più importanti.
La esorto e La prego, Presidente, legga questo mio messaggio, si metta in contatto con me. Non voglio essere nessuno. Niente di più che un cittadino italiano che vuole sentirsi italiano.
E’ la prima volta che mi rivolgo ad un Politico. L’unico che, nonostante per molti aspetti non la pensa come me, reputo capace di leggere queste righe e non buttarle nello scarico.
Sentitamente
Michele Fois
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